We're lost in music/ Caught in a trap/ No turning back/ We're lost in music (Sister Sledge 1979)
giovedì 14 ottobre 2010
Ma mi faccia il piacere!
A proposito di Italia-Serbia e dei mancati controlli di quegli screanzati serbi scalmanati. Dal "Secolo XIX" di oggi, dichiarazione di Roberto Massucci, portavoce dell'Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive: "E poi la determinazione criminale di questi facinorosi che hanno occultato oggetti in parti del corpo che non possono essere controllate, facendo entrare le cose che tutti abbiamo visto". Certo che dev'essere scomodo nascondere le cesoie o un fumogeno nel culo...MA MI FACCIA IL PIACERE!!!
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mercoledì 13 ottobre 2010
Elementare, direi
THE JIM JONES REVUE "Elemental"
Ho appena scoperto il nuovo disco dei Jim Jones Revue "Burning Your House Down". Puro e semplice rock'n'roll fracassone, mi piace molto.
Ho appena scoperto il nuovo disco dei Jim Jones Revue "Burning Your House Down". Puro e semplice rock'n'roll fracassone, mi piace molto.
lunedì 11 ottobre 2010
Ne vuoi un morso?
Appena reduce dalla visione di "The Horde". Film GRANDIOSO pieno di sangue, violenza e zombies. Sono uscito dal cinema con tanta adrenalina in corpo e nello stesso tempo anche commosso per la bellezza (sì, mi capita davanti al grande schermo). I maledetti cugini francesi dimostrano che si può fare cinema horror come si deve (vedi "Alta Tensione" di Alexandre Aja), con protagonisti non divi, con poliziotti e cattivi che si confondono nella lotta per la sopravvivenza e una protagonista femminile (Claude Perron) veramente con le palle, che si mangia in un sol boccone la Sigourney Weaver della saga "Alien" e la Linda Hamilton di "Terminator 2". A confronto sembrano due mammolette. Consigliatissimo!
martedì 5 ottobre 2010
Led Zeples!
Per la serie: Facebook non è così inutile. Grazie a un amico ho scoperto questa cover di "Stairway To Heaven" suonata in puro stile Beatles '64 che è veramente geniale! Enjoy!
venerdì 1 ottobre 2010
La canzone dell'estate (in ritardo)
WEEZER "Hang On"
Prendete una giornata di sole, salite sulla vostra decapottabile, imboccate l'autostrada che costeggia il mare, accendete a manetta l'autoradio e cantate a squarciagola!
Prendete una giornata di sole, salite sulla vostra decapottabile, imboccate l'autostrada che costeggia il mare, accendete a manetta l'autoradio e cantate a squarciagola!
domenica 26 settembre 2010
Traduzioni tradite
Allora, due anni fa ho cominciato un lavoro di traduzione dall'inglese di un libro di culto. Eravamo in estate e si parlava io, il Doc e Fritz di questa serie di libri di Richard Allen con protagonista il giovane skinhead Joe Hawkins; Fritz, che all'epoca conoscevo poco, ci diceva che aveva questi libri da anni e ogni tanto tentava di mettersi lì col vocabolario per cercare di tradurli e poterli leggere, ma si fermava dopo poche pagine. E' stato il Doc a dire: "Sess, perchè non li traduci tu?" Io ho dato la mia classica risposta: "Mah, non so." Ma ci ho ripensato con calma di ritorno a casa e mi son detto: "Perchè no?" Era davvero una cosa che non avevo mai fatto tradurre un libro intero; i testi delle canzoni sì, è sicuramente più facile, anche se l'inglese è comunque infido, perchè con poche parole riescono ad esprimere quello che noi facciamo con il doppio delle parole. Così mi sono procurato i libri tramite Ebay, poichè sono degli anni '70 (hanno avuto una ristampa in volumi negli anni '90 ma sono abbastanza introvabili), poi mi sono visto con Fritz a casa sua e lì mi ha fatto vedere materiale utile e mi ha dato delle dritte. Così ho cominciato, mi sono procurato altro materiale, ho studiato e piano piano mi sono immerso nella traduzione. Il libro, diciamolo a scanso di equivoci, non è un capolavoro. Richard Allen era uno scrittore canadese, specializzato in pulp stories, che negli anni 70 fu reclutato dalla New English Library per scrivere quelli che ora possiamo chiamare "instant books" sui culti giovanili dell'epoca. Nel libro c'è tutto quanto poteva interessare a un teenager: violenza, sesso, parolacce. Pur non essendo lui uno skinhead (aveva già quarant'anni all'epoca), Allen è riuscito a creare un personaggio come Joe Hawkins che ha colpito l'immaginazione di molti ragazzi (c'è pure una canzone degli Oppressed che si chiama proprio "Joe Hawkins").
L'anno scorso è stato l'anno horribilis con l'incidente che, pur regalandomi del tempo libero mi ha un pò bloccato a livello mentale (non riuscivo ad uscire da quella cazzo di metropolitana, ormai quelle pagine me le sognavo di notte!), poi situazioni poco simpatiche in ufficio ecc. A gennaio di quest'anno sono arrivato a tradurre "THE END" e da lì ho cominciato il lavoro di revisione: avevo trovato un nuovo traduttore on-line (quello di Repubblica) molto buono e quindi tutte le prime trenta pagine le ho riviste alla luce di questo, ma soprattutto dovevo trovare una forma italiana che suonasse corretta, tra sinonimi e coniugazioni. All'inizio di luglio ho detto "BASTA!", ho consegnato una copia del lavoro alle 3 persone che sapevano, Fritz, il Doc e Paco, ad agosto un'altra al piccolo-ma-grande Roberto. Mercoledì scorso il libro è arrivato in libreria in traduzione ufficiale da parte della Shake. Incredulità, delusione, incazzatura, senso di inutilità. Hanno usato per la copertina la foto che era comparsa nelle ristampe in volumi e pensavo che ci fossero più episodi, invece no, è esattamente lo stesso libro che ho tradotto io. Ecco l'edizione italiana:

E la copertina originale del 1971:

Diciamolo, ci sono rimasto di merda. E' vero che con Fritz si era parlato di un'eventuale pubblicazione, ma col problema dei diritti d'autore sarebbe stata una cosa clandestina, il Doc aveva proposto ad esempio la pubblicazione a puntate su una fanzine. Adesso tutto questo non ha più importanza. Però. L'esperienza a me è servita per diversi motivi. Ho scoperto di avere molti limiti sia nell'inglese, e lo sapevo, che nell'italiano, ma anche questo lo sapevo. Non avevo detto in giro di questa cosa perchè non ero sicuro di arrivare in fondo e se non ero contento del risultato non se ne sarebbe fatto niente. Umanamente è stato un grande punto di svolta, perchè ho potuto conoscere meglio Fritz ed è nata una bellissima amicizia, per me fondamentale, e questo vale più di tutto l'oro del mondo. Ho potuto conoscere un pò l'ambiente, almeno la parte "sana", mi piace lo stile, la musica (il cosiddetto "skinhead reggae") e ho conosciuto altre persone fantastiche come Paco & Daniela. E dopo avere letto la versione ufficiale, posso dire che, anche se il mio è stato un lavoro artigianale e senza aiuti esterni, il mio risultato finale è molto vicino a quello stampato. Sono stato bravo insomma e pazienza se non passerò alla storia come primo traduttore del libro. E la Gloria? E' solo una vecchia canzone di Umberto Tozzi. ;-)
L'anno scorso è stato l'anno horribilis con l'incidente che, pur regalandomi del tempo libero mi ha un pò bloccato a livello mentale (non riuscivo ad uscire da quella cazzo di metropolitana, ormai quelle pagine me le sognavo di notte!), poi situazioni poco simpatiche in ufficio ecc. A gennaio di quest'anno sono arrivato a tradurre "THE END" e da lì ho cominciato il lavoro di revisione: avevo trovato un nuovo traduttore on-line (quello di Repubblica) molto buono e quindi tutte le prime trenta pagine le ho riviste alla luce di questo, ma soprattutto dovevo trovare una forma italiana che suonasse corretta, tra sinonimi e coniugazioni. All'inizio di luglio ho detto "BASTA!", ho consegnato una copia del lavoro alle 3 persone che sapevano, Fritz, il Doc e Paco, ad agosto un'altra al piccolo-ma-grande Roberto. Mercoledì scorso il libro è arrivato in libreria in traduzione ufficiale da parte della Shake. Incredulità, delusione, incazzatura, senso di inutilità. Hanno usato per la copertina la foto che era comparsa nelle ristampe in volumi e pensavo che ci fossero più episodi, invece no, è esattamente lo stesso libro che ho tradotto io. Ecco l'edizione italiana:

E la copertina originale del 1971:
Diciamolo, ci sono rimasto di merda. E' vero che con Fritz si era parlato di un'eventuale pubblicazione, ma col problema dei diritti d'autore sarebbe stata una cosa clandestina, il Doc aveva proposto ad esempio la pubblicazione a puntate su una fanzine. Adesso tutto questo non ha più importanza. Però. L'esperienza a me è servita per diversi motivi. Ho scoperto di avere molti limiti sia nell'inglese, e lo sapevo, che nell'italiano, ma anche questo lo sapevo. Non avevo detto in giro di questa cosa perchè non ero sicuro di arrivare in fondo e se non ero contento del risultato non se ne sarebbe fatto niente. Umanamente è stato un grande punto di svolta, perchè ho potuto conoscere meglio Fritz ed è nata una bellissima amicizia, per me fondamentale, e questo vale più di tutto l'oro del mondo. Ho potuto conoscere un pò l'ambiente, almeno la parte "sana", mi piace lo stile, la musica (il cosiddetto "skinhead reggae") e ho conosciuto altre persone fantastiche come Paco & Daniela. E dopo avere letto la versione ufficiale, posso dire che, anche se il mio è stato un lavoro artigianale e senza aiuti esterni, il mio risultato finale è molto vicino a quello stampato. Sono stato bravo insomma e pazienza se non passerò alla storia come primo traduttore del libro. E la Gloria? E' solo una vecchia canzone di Umberto Tozzi. ;-)
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venerdì 17 settembre 2010
Arcade Cerino
Insomma, a me 'sto nuovo album degli Arcade Fire non piace per niente. Ho provato a dargli un'altra possibilità l'altro giorno, l'ho riascoltato tutto, ma niente, calma piatta. In una parola: MOSCIO. Così come ho detto al buon Lucien. E mi spiace, perchè gli Arcade Fire mi sono piaciuti subito e "Funeral" è un grande album di esordio. Recuperato anche l'E.P. omonimo che lo precedeva, mi ero convinto di aver trovato una band con un suono nuovo ma con tocchi riferiti al passato (Talking Heads e New Order) e un'impronta originale che faceva ben sperare per il futuro. Grande successo di critica, di pubblico, fans illustri con cui duettare (U2 e David Bowie), logico che il secondo album fosse atteso con trepidazione. "Neon Bible" non tradisce le attese, ma gli manca giusto qualcosa per essere il disco fondamentale che avrebbe dovuto essere. Il successo è di nuovo grande e ormai il nome degli Arcade Fire diventa una nuova pietra di paragone. Arriviamo al 2010 ed ecco uscire "The Suburbs". Io l'ho comprato il giorno dell'uscita e mi sono scelto la copertina tra le 5/6 disponibili. L'avevo scaricato in anteprima pochi giorni prima e il primo ascolto mi aveva lasciato un pò perplesso, ma ho pensato che sarebbe cresciuto coi successivi ascolti. Rien de rien, sembra di sentire cose già ascoltate ma con meno verve e inventiva, e anche il fatto che Regine abbia meno spazio del solito per la sua voce mi ha sorpreso negativamente, tenuto conto che nel frattempo Win Butler è diventato monocorde...cioè palloso. Le critiche sembrano buone, probabile disco dell'anno in competizione coi National di "High Violet" (che non è un capolavoro manco questo, ma almeno è di buon livello)...boh, si vede che non sono più in sintonia coi tempi che corrono. Ma dato che delle classifiche di fine anno non me ne importa più una sega, se questo è il disco dell'anno, POVERI VOI!
Adieu!
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giovedì 9 settembre 2010
mercoledì 8 settembre 2010
domenica 29 agosto 2010
Il 12 pollici definitivo
Titolo del post riferito alla discomusic. E sempre a mio parere, sia chiaro. Allora, penso di aver già brevemente toccato l'argomento discomusic in passato. E' stata la musica che più mi ha caratterizzato negli anni dell'adolescenza. Il punk mi ha toccato solo di striscio (sto recuperando adesso), dopodichè, con un percorso simile ad altri, sono passato direttamente alla new wave o postpunk o come lo volete chiamare, anche perchè i ritmi geometrici erano simili o comunque molto nelle mie corde. Ricordo ancora che il primo 45 giri di discomusic che ho comprato era "T.S.O.P. (The Sound Of Philadelphia)" dei M.F.S.B. (Mother, Father, Sister and Brother) nel 1974, e mi ero imparato la pronuncia inglese dopo vari ascolti dalla radio; il negozio, per chi ricorda, era Music Corner in Corso Buenos Aires.
Ma torniamo agli Shalamar, gruppo che incideva per la Solar Records di Los Angeles, casa discografica anche di Whispers e Delegation, tra gli altri. Il brano in questione era già apparso sull'album "Big Fun" del 1979, di cui vedete la copertina nell'immagine del video. Questa è la versione remix uscita su 12" nella primavera del 1980 e il miglioramento rispetto alla prima versione era netto. Io lo trovo semplicemente perfetto, funziona tutto: la durata, l'intro, le strofe, il break di percussioni, la ripresa, il finale, la linea di basso. E diventa definitivo perchè in ambito discomusic il 1980 è stato, a mio parere, l'anno della sua morte, non si poteva andare oltre. La parabola, dopo i fasti del 1979, era in fase calante, non c'erano più novità sostanziali, e la diffusione del suono alla Chic stava portando un'ondata di musica più sofisticata, più verso un soul più leccato, perdendo molto della sua carica di divertimento, anche di puro kitsch (su cui si potrebbero scrivere pagine e pagine)che caratterizzava il suono della disco più autentica. Sinceramente quando ho sentito questo pezzo nella discoteca del paese in Emilia dov'ero in vacanza per Pasqua, ho avuto proprio la percezione della fine; io stesso stavo già cambiando gusti, era arrivata la 2-Tone, i B-52's e i Blondie giravano già a palla nel giradischi, la stessa Donna Summer aveva appena mollato la Casablanca, l'etichetta anche dei Kiss, che l'aveva portata al successo.
Due notizie ancora sugli Shalamar: il trio formato da Jody Watley, Jeffrey Daniels e Howard Hewitt prosegue con un altro album, che ha un buon successo in Inghilterra; le apparizioni in tv dove Jeffrey balla il bodypopping (il muoversi a scatti come un robot) colpiscono il pubblico, anche illustre, come Michael Jackson. In effetti sarà proprio Jeffrey ad insegnare a Michael il moonwalking. L'album successivo "The Look" diventa un successo anche di critica, grazie ad elementi vicino all'electropop allora in voga, ma qualcosa si rompe e Jody e Jeffrey abbandonano il gruppo, Jody per la carriera solista (un primo album omonimo prodotto da collaboratori di Prince, di buon livello) e Jeffrey a ballare sui pattini nel musical teatrale "Starlight Express". Howard proseguirà con una nuova formazione, ma per poco, visti i risultati non esaltanti. E' tutto. Shake your ass and dance to the groove!
lunedì 23 agosto 2010
La ragazza più improbabile
MORRISSEY "Girl Least Likely To" (live)
Una delle migliori b-sides di Morrissey
Una delle migliori b-sides di Morrissey
giovedì 12 agosto 2010
Ska Fever!
E non ci posso ancora credere: nel giro di due mesi ho visto i Madness e gli Specials! Ho aspettato solo 30 anni, ma ne è valsa la pena. Nel 2009 si celebrava il trentennale della 2-Tone e per l'occasione gli Specials hanno fatto un tour di reunion in Inghilterra; intanto i Madness uscivano con "The Liberty Of Norton Folgate", album splendido che ho anche tentato di far arrivare primo come disco dell'anno per il pubblico di Disco Club, ma poi ha vinto Dylan...
Nel 2010 entrambe le band decidono di proseguire il momento d'oro con un tour europeo, al quale non potevo proprio mancare! Sabato 8 maggio parto alla volta di Milano, da solo, ma so che su troverò qualcuno dei miei contatti Facebook. Giornata bella, sole, caldo, qualche nuvola ma niente di preoccupante. Arrivo abbastanza presto al Palasharp, in attesa di incontrarmi con gli altri, giro un pò tra i banchetti di merchandising non ufficiale e i furgoni dei panini, vedo passare Alioscia dei Casino Royale con figlia, Johnny Grieco dei Dirty Actions; mangio un panino+birretta e faccio qualche chiacchiera con una coppia di Pavia (sorry, non ricordo i nomi), che erano già stati a vederli a Londra l'estate prima. Finalmente arrivano la Dora (che era venuta a Genova per la mostra dei Clash), suo fratello Lou e Giuliano, mentre mi sono perso Roberto Zena e company. Dopo un altro paio di birrette siamo pronti ad entrare, mentre gli Skiantos stanno già suonando...e suonano da dio, con un bel tiro, alcuni dei loro classici, da "Eptadone" a "Mi piaccion le sbarbine", presentata come "l'unica cosa che abbiamo in comune con il nostro premier". Finalmente arriva l'ora dei Madness: si parte con "One Step Beyond", ovviamente in italiano e il palazzetto comincia a ballare! Il concerto da lì è un incastro di pezzi dell'ultimo album (tutte quelle che piacevano a me!) e i loro successi (nominatene uno...sì, l'hanno fatto). Pensavo che avrebbero fatto prima i pezzi nuovi e poi le hits, invece questa formula alternata ha funzionato molto bene. Nel momento in cui è partita "Baggy Trousers" anche gli immobili hanno cominciato a saltare impazziti, un momento bellissimo. La band si è dimostrata in ottima forma, Lee Thompson al sax adorabile buffone, Woody alla batteria il solito motorino incessante, Chris Foreman alla chitarra ha pure tentato di cantare in italiano, anche se era poi "Just One Cornetto", vecchia pubblicità inglese modellata su "O Sole Mio" e poi l'impeccabile Suggs, maestro di cerimonie, che si è scusato perchè non riusciva a parlare italiano, nonostante abbia qualche parente qui da noi (colpo di scena!) Sono molto curioso di leggere il suo libro "Suggs and The City: My Journeys Through Disappearing London", viaggio alla ricerca della Londra perduta della sua infanzia, dove i negozi, i pubs e quant'altro scompaiono nella modernità di anonimi grattacieli, centri commerciali e ristoranti. Purtroppo all'appello mancava Chas Smash, bloccato in Spagna dalle conseguenze del vulcano islandese (ricordate?). Comunque un ottimo concerto, concluso su "Night Boat to Cairo", tanta gente col sorriso sulle labbra, sudata per i balli e felice per l'ottima musica. Fuori poi ho trovato il mitico Gianni Miraglia, ancora reduce da un hangover alcolico del giorno prima ma uguale alle foto che carica su Fb. Con gli altri mi faccio portare in una birreria non so bene dove in mezzo al nulla, e alla fine concludo la nottata sul divano della Dora a casa sua a Varese! (fortuna che il marito è molto comprensivo). Giusto un paio di foto:


E saltiamo a giovedì 15 luglio. Sottolineo giovedì perchè putroppo il giorno infrasettimanale ha portato un pò di problemi a chi non poteva sganciarsi dal lavoro, tra cui Erika, Lucia, Roberto, Paco di Reggio Emilia, mentre il mio probabile autista, che un mese prima sembrava più entusiasta di me all'idea del concerto degli Specials, pochi giorni prima cade dalle nuvole, poi sembra disponibile, poi invece nisba! Così riparto da solo (deja-vù 1) verso Torino. Il concerto si svolge alla reggia di Venaria Reale nell'ambito del Traffic Festival. Col bus (gratuito, prego gli assessori genovesi di prendere nota) arrivo in zona reggia dove devo incontrarmi con Dora e gli altri (deja-vù 2), anche se stavolta non c'è Lou, ma l'altro fratello Rudie, più vari ed eventuali, Anna, Stefano, e incontro di sfuggita Luca Re dei Sick Rose. Dopo un misunderstanding di posizione geografica (col bus sono arrivato vicino all'entrata principale della reggia, mentre il luogo del concerto era da un altro lato) siamo dentro e arriviamo molto vicini al palco mentre gli Statuto cominciano a suonare. Se la cavano molto bene, il ruolo del supporter è sempre ingrato, ma stavolta giocano in casa (anche se da anni non riescono più a suonare nella loro città) e centrano il risultato (tenuto conto anche della passione calcistica di Oskar e soci). Passa un pò di tempo e poi è la volta di Paul Weller. Sì, perchè la lineup prevista è cambiata, doveva essere lui l'headliner, ma l'ordine è cambiato (giustamente secondo me) perchè Paul in Italia è già venuto più volte mentre per gli Specials era la prima volta in assoluto, ai tempi d'oro manco un'apparizione televisiva. E dico la verità, non me ne è fregato nulla che ci fosse lui, non ero lì per quello. Quindi il suo concerto non mi ha detto granchè, le canzoni nuove non hanno lasciato nessun segno, di roba vecchia solo "The Changing Man", "Shout To The Top" degli Style Council e "Going Underground" dei Jam, il suono in generale mi è sembrato piuttosto confuso e poco coinvolgente...e troppo lungo, alla fine (sorry, Franco). Giro di birre, tento di beccare un altro contatto di Fb (ma mi sa che il suo livello alcolico era già al top!) e poi SPECIALS! Eccoli lì, Terry, Neville, Lynval, Roddy, Sir Horace e John, più il sostituto di Jerry Dammers alle tastiere e due fiatisti (sarebbe stato il massimo se ci fosse stato Rico col suo trombone!), fisici un pò appesantiti, ma la carica di una volta non si è spenta. Passano in rassegna praticamente tutti i pezzi dei due album e si crea subito un bel coinvolgimento tra loro e noi, Neville si agita quasi come ai vecchi tempi e Lynval con la chitarra non sta fermo un attimo e scherza col pubblico, Terry invece è immobile, ma noi lo amiamo perchè è così e lo è sempre stato. Tutto bene, dunque, la band esce e noi aspettiamo il bis. Invece arriva Mixo, l'incolpevole presentatore della serata che ci manda tutti a casa perchè l'orario è leggermente sforato, al punto che ritorna sul palco Lynval, accolto da un boato, afferra il microfono e dice: "Scusate, ma c'è il coprifuoco". Come a dire, ci stavamo divertendo tutti quanti, ma ci impediscono di continuare. All'appello mancavano solo "Ghost Town" e la "Skinhead Symphony" dell'EP dal vivo...però io sono felicissimo lo stesso, io li volevo così e non mi hanno deluso. Non facciamo neanche a tempo a prendere una birra e fare due commenti che i tizi dell'organizzazione spingono tutti ad uscire al più presto...non proprio il massimo dell'ospitalità. Vabbè, la nottata finisce con me a dormire sul divano della Dora (deja-vù 3), mentre suo marito mi informa degli ultimi acquisti del Genoa (ne sa pù lui di me!). Visto che entrambi i gruppi hanno fatto sfracelli nei rispettivi tour europei, mi piace pensare che possano tornare al più presto, così anche chi non ha potuto vederli possa godere come ho goduto io. Per quanto riguarda gli Specials, consiglio un giro sul loro sito dove Sir Horace Gentleman sta tenendo un diario della tournee col suo stile già apprezzato nel bel libro "Ska'd For Life".
E tra questi due concerti c'è stato pure quello di Toots & The Maytals a Genova il 2 luglio (ma di questo ne parlerò poi). Ancora due foto:

Nel 2010 entrambe le band decidono di proseguire il momento d'oro con un tour europeo, al quale non potevo proprio mancare! Sabato 8 maggio parto alla volta di Milano, da solo, ma so che su troverò qualcuno dei miei contatti Facebook. Giornata bella, sole, caldo, qualche nuvola ma niente di preoccupante. Arrivo abbastanza presto al Palasharp, in attesa di incontrarmi con gli altri, giro un pò tra i banchetti di merchandising non ufficiale e i furgoni dei panini, vedo passare Alioscia dei Casino Royale con figlia, Johnny Grieco dei Dirty Actions; mangio un panino+birretta e faccio qualche chiacchiera con una coppia di Pavia (sorry, non ricordo i nomi), che erano già stati a vederli a Londra l'estate prima. Finalmente arrivano la Dora (che era venuta a Genova per la mostra dei Clash), suo fratello Lou e Giuliano, mentre mi sono perso Roberto Zena e company. Dopo un altro paio di birrette siamo pronti ad entrare, mentre gli Skiantos stanno già suonando...e suonano da dio, con un bel tiro, alcuni dei loro classici, da "Eptadone" a "Mi piaccion le sbarbine", presentata come "l'unica cosa che abbiamo in comune con il nostro premier". Finalmente arriva l'ora dei Madness: si parte con "One Step Beyond", ovviamente in italiano e il palazzetto comincia a ballare! Il concerto da lì è un incastro di pezzi dell'ultimo album (tutte quelle che piacevano a me!) e i loro successi (nominatene uno...sì, l'hanno fatto). Pensavo che avrebbero fatto prima i pezzi nuovi e poi le hits, invece questa formula alternata ha funzionato molto bene. Nel momento in cui è partita "Baggy Trousers" anche gli immobili hanno cominciato a saltare impazziti, un momento bellissimo. La band si è dimostrata in ottima forma, Lee Thompson al sax adorabile buffone, Woody alla batteria il solito motorino incessante, Chris Foreman alla chitarra ha pure tentato di cantare in italiano, anche se era poi "Just One Cornetto", vecchia pubblicità inglese modellata su "O Sole Mio" e poi l'impeccabile Suggs, maestro di cerimonie, che si è scusato perchè non riusciva a parlare italiano, nonostante abbia qualche parente qui da noi (colpo di scena!) Sono molto curioso di leggere il suo libro "Suggs and The City: My Journeys Through Disappearing London", viaggio alla ricerca della Londra perduta della sua infanzia, dove i negozi, i pubs e quant'altro scompaiono nella modernità di anonimi grattacieli, centri commerciali e ristoranti. Purtroppo all'appello mancava Chas Smash, bloccato in Spagna dalle conseguenze del vulcano islandese (ricordate?). Comunque un ottimo concerto, concluso su "Night Boat to Cairo", tanta gente col sorriso sulle labbra, sudata per i balli e felice per l'ottima musica. Fuori poi ho trovato il mitico Gianni Miraglia, ancora reduce da un hangover alcolico del giorno prima ma uguale alle foto che carica su Fb. Con gli altri mi faccio portare in una birreria non so bene dove in mezzo al nulla, e alla fine concludo la nottata sul divano della Dora a casa sua a Varese! (fortuna che il marito è molto comprensivo). Giusto un paio di foto:


E saltiamo a giovedì 15 luglio. Sottolineo giovedì perchè putroppo il giorno infrasettimanale ha portato un pò di problemi a chi non poteva sganciarsi dal lavoro, tra cui Erika, Lucia, Roberto, Paco di Reggio Emilia, mentre il mio probabile autista, che un mese prima sembrava più entusiasta di me all'idea del concerto degli Specials, pochi giorni prima cade dalle nuvole, poi sembra disponibile, poi invece nisba! Così riparto da solo (deja-vù 1) verso Torino. Il concerto si svolge alla reggia di Venaria Reale nell'ambito del Traffic Festival. Col bus (gratuito, prego gli assessori genovesi di prendere nota) arrivo in zona reggia dove devo incontrarmi con Dora e gli altri (deja-vù 2), anche se stavolta non c'è Lou, ma l'altro fratello Rudie, più vari ed eventuali, Anna, Stefano, e incontro di sfuggita Luca Re dei Sick Rose. Dopo un misunderstanding di posizione geografica (col bus sono arrivato vicino all'entrata principale della reggia, mentre il luogo del concerto era da un altro lato) siamo dentro e arriviamo molto vicini al palco mentre gli Statuto cominciano a suonare. Se la cavano molto bene, il ruolo del supporter è sempre ingrato, ma stavolta giocano in casa (anche se da anni non riescono più a suonare nella loro città) e centrano il risultato (tenuto conto anche della passione calcistica di Oskar e soci). Passa un pò di tempo e poi è la volta di Paul Weller. Sì, perchè la lineup prevista è cambiata, doveva essere lui l'headliner, ma l'ordine è cambiato (giustamente secondo me) perchè Paul in Italia è già venuto più volte mentre per gli Specials era la prima volta in assoluto, ai tempi d'oro manco un'apparizione televisiva. E dico la verità, non me ne è fregato nulla che ci fosse lui, non ero lì per quello. Quindi il suo concerto non mi ha detto granchè, le canzoni nuove non hanno lasciato nessun segno, di roba vecchia solo "The Changing Man", "Shout To The Top" degli Style Council e "Going Underground" dei Jam, il suono in generale mi è sembrato piuttosto confuso e poco coinvolgente...e troppo lungo, alla fine (sorry, Franco). Giro di birre, tento di beccare un altro contatto di Fb (ma mi sa che il suo livello alcolico era già al top!) e poi SPECIALS! Eccoli lì, Terry, Neville, Lynval, Roddy, Sir Horace e John, più il sostituto di Jerry Dammers alle tastiere e due fiatisti (sarebbe stato il massimo se ci fosse stato Rico col suo trombone!), fisici un pò appesantiti, ma la carica di una volta non si è spenta. Passano in rassegna praticamente tutti i pezzi dei due album e si crea subito un bel coinvolgimento tra loro e noi, Neville si agita quasi come ai vecchi tempi e Lynval con la chitarra non sta fermo un attimo e scherza col pubblico, Terry invece è immobile, ma noi lo amiamo perchè è così e lo è sempre stato. Tutto bene, dunque, la band esce e noi aspettiamo il bis. Invece arriva Mixo, l'incolpevole presentatore della serata che ci manda tutti a casa perchè l'orario è leggermente sforato, al punto che ritorna sul palco Lynval, accolto da un boato, afferra il microfono e dice: "Scusate, ma c'è il coprifuoco". Come a dire, ci stavamo divertendo tutti quanti, ma ci impediscono di continuare. All'appello mancavano solo "Ghost Town" e la "Skinhead Symphony" dell'EP dal vivo...però io sono felicissimo lo stesso, io li volevo così e non mi hanno deluso. Non facciamo neanche a tempo a prendere una birra e fare due commenti che i tizi dell'organizzazione spingono tutti ad uscire al più presto...non proprio il massimo dell'ospitalità. Vabbè, la nottata finisce con me a dormire sul divano della Dora (deja-vù 3), mentre suo marito mi informa degli ultimi acquisti del Genoa (ne sa pù lui di me!). Visto che entrambi i gruppi hanno fatto sfracelli nei rispettivi tour europei, mi piace pensare che possano tornare al più presto, così anche chi non ha potuto vederli possa godere come ho goduto io. Per quanto riguarda gli Specials, consiglio un giro sul loro sito dove Sir Horace Gentleman sta tenendo un diario della tournee col suo stile già apprezzato nel bel libro "Ska'd For Life".
E tra questi due concerti c'è stato pure quello di Toots & The Maytals a Genova il 2 luglio (ma di questo ne parlerò poi). Ancora due foto:

giovedì 5 agosto 2010
Non ho ancora gettato la spugna
No, no, no. Ok, mi è sempre più difficile raccogliere le idee per scrivere qualcosa che abbia un senso per me. Però non voglio gettare la spugna. Franco ha ragione, devo scrivere qualcosa sul concerto degli Specials, belin, erano 30 anni che li aspettavo! E anche su John Peel, doveva essere uno dei miei primi post, e invece ancora nulla, dopo due anni. Non posso abbandonare un progetto a cui tenevo. Ce la devo fare. E ce la farò!
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